Lo sciamanesimo incontra l’ipnosi
Ci sono esperienze che nascono dallo studio, altre dall’intuizione. Il viaggio ipnosciamanico, per me, nasce dall’incontro tra entrambe. Nel tempo ho osservato come l’ipnosi e il viaggio sciamanico, pur appartenendo a tradizioni differenti, conducano spesso verso uno stesso stato: una trance profonda dove la mente rallenta, il corpo si abbandona e qualcosa di più autentico inizia ad emergere. Da una parte la parola, la respirazione, l’induzione ipnotica. Dall’altra il ritmo, il suono, gli strumenti ancestrali e il richiamo simbolico del viaggio sciamanico. Unendo questi elementi ho iniziato a sperimentare un approccio capace di accompagnare la persona in uno spazio interiore intenso ma armonico, dove il rilassamento profondo lascia spazio a immagini, percezioni e incontri simbolici che spesso parlano direttamente all’inconscio. Non è solo immaginazione, ma nemmeno qualcosa da trasformare in spettacolo o mito. È un’esperienza intima, personale, che può permettere alla persona di ascoltarsi in modo diverso e, a volte, ritrovare parti di sé rimaste in silenzio troppo a lungo.
SCIAMANESIMO
Namaste
5/15/20262 min read


Lo sciamanesimo incontra l’ipnosi
Esperienza, metodo e possibilità
L’idea di unire sciamanesimo e ipnosi non nasce da una teoria, ma da una sperimentazione diretta. Due linguaggi diversi che, quando vengono usati con coerenza, lavorano sulla stessa direzione: portare la persona in uno stato modificato di coscienza, dove la mente razionale si allenta e si apre uno spazio più profondo.
Punto di partenza: cosa si incontra davvero
Nel viaggio sciamanico tradizionale la trance viene indotta spesso attraverso il ritmo (tamburo, suoni ripetitivi).
Nell’ipnosi, invece, si utilizza la parola: tono, ritmo, immagini guidate.
Unendo i due elementi, si crea una doppia via di accesso:
la parola guida e orienta
il suono sostiene e approfondisce lo stato
Questo non rende l’esperienza “più forte”, ma più stabile e accessibile per chi fatica a lasciarsi andare.
Lo stato che si crea
Non si tratta di perdita di controllo, né di qualcosa di “misterioso” nel senso spettacolare del termine.
È uno stato molto preciso:
rilassamento profondo del corpo
attenzione focalizzata
immaginazione attiva e vivida
riduzione del dialogo interno
In termini semplici: una forma di sogno lucido guidato.
Cosa può emergere durante l’esperienza
Quando la persona entra realmente in questo stato, iniziano a manifestarsi contenuti simbolici. Non sono casuali, ma neanche “imposti”.
Tra le esperienze più comuni:
Animale guida → rappresenta una qualità istintiva che la persona ha o sta richiamando
Spiriti alleati o antenati → figure che incarnano memoria, forza, direzione
Stanze simboliche → spazi interiori dove si lavora su temi specifici (accoglienza, perdono, amore)
Io superiore → non come entità esterna, ma come parte lucida e centrata di sé
Non è importante “vedere tutto”. L’esperienza è personale e proporzionata alla disponibilità interna.
Il punto centrale: il trono interno
L’obiettivo non è vivere qualcosa di suggestivo.
Il punto è un altro: rimettere la persona al centro di sé stessa.
Quando si parla di “riprendere il proprio posto sul trono interno” si intende:
uscire da dinamiche subite
riconoscere il proprio spazio decisionale
recuperare presenza e direzione
Se questo non accade, l’esperienza resta solo un racconto.
Differenza rispetto a un viaggio sciamanico classico
Il viaggio ipnosciamanico introduce una struttura più guidata: ritmo + parola - più accompagnato -supporta chi fatica a lasciarsi andare
Viaggio sciamanico Basato sul ritmo più libero- abbandono spontaneo
Non è meglio o peggio. È uno strumento diverso.
Cosa non è
È utile chiarirlo senza giri:
non è evasione
non è spettacolo
non è una scorciatoia per “risolvere tutto”
non è qualcosa che funziona uguale per tutti
Chi entra con aspettative rigide, spesso resta deluso.
Chi entra disponibile a osservare, porta via qualcosa di concreto.
Conclusione
Il punto d’incontro tra sciamanesimo e ipnosi non è la tecnica, ma lo stato che si crea.
Quando questo stato è reale, si apre uno spazio dove la persona può incontrare parti di sé che nella vita quotidiana restano coperte.
Da lì in poi, il lavoro non è nel viaggio.
È in ciò che la persona decide di farne dopo.
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