La chiamata sciamanica: realtà, tormento e trasformazione
La “chiamata sciamanica” viene spesso raccontata come qualcosa di affascinante. Un richiamo. Un risveglio. Una scoperta. La realtà è diversa. Prima di diventare comprensione, è quasi sempre confusione, resistenza e tormento. E soprattutto: non tutto ciò che viene chiamato “chiamata”… lo è davvero.
SCIAMANESIMO
Namaste
5/12/20263 min read


Quando non sai dare un nome a ciò che vivi
Nel mio caso non è iniziato con una scelta.
È iniziato con una condizione che ho vissuto per anni:
una forte sensibilità
la capacità di cogliere dinamiche nelle persone
una percezione che andava oltre quello che veniva detto
La stessa cosa di cui parlo quando lavoro sui sogni.
Solo che allora non avevo strumenti.
Una sensibilità senza direzione
Fin da giovane mi bastava osservare qualcuno per capire che c’era qualcosa che non tornava.
Non era quello che diceva.
Era quello che non combaciava.
uno sguardo
un comportamento
una sensazione
Era come vedere una distanza tra ciò che una persona pensava e ciò che faceva.
E spesso ci prendevo.
Ma questa capacità, senza direzione, diventa un problema.
Il tentativo di ignorare
Per anni ho fatto quello che fanno in molti:
👉 ho ignorato tutto
Non perché non esistesse.
Ma perché non sapevo gestirlo.
Più cercavo di metterlo da parte,
più diventava presente.
Non era solo mentale.
Era qualcosa che coinvolgeva tutto:
il corpo
le emozioni
la percezione
Il tormento iniziale
Ci sono stati momenti in cui:
mi svegliavo nel cuore della notte
vivevo stati interiori molto intensi
percepivo immagini e sensazioni che non riuscivo a controllare
La difficoltà non era quello che accadeva.
Era non avere una struttura per comprenderlo.
Quando la percezione supera la gestione
A un certo punto è diventato evidente:
non era qualcosa di esterno.
Era un livello di percezione interno che si stava aprendo…
ma che non sapevo gestire.
Questo si è manifestato anche in modo molto forte.
Durante uno stato di trance, ho avuto una percezione legata a un evento familiare importante.
Quando poi quell’evento è accaduto davvero,
la cosa più difficile non è stata solo viverlo.
È stata questa:
percepire qualcosa in anticipo… senza poter fare nulla
La domanda che cambia tutto
In quel momento non mi sono chiesto:
“cos’è questa cosa?”
Mi sono chiesto:
“a cosa serve, se non posso cambiarla?”
Ed è qui che molti iniziano a costruire spiegazioni.
Spesso sbagliate.
Non tutto è una chiamata
Serve essere chiari.
Oggi molte persone interpretano come “chiamata”:
momenti difficili
sensibilità
esperienze intense
Ma nella maggior parte dei casi è:
una crisi
una rottura
un cambiamento non compreso
Punto chiave
la chiamata non è qualcosa che scegli
è qualcosa che, se c’è, non riesci più a ignorare
Il rischio più grande
Il rischio oggi è uno:
👉 dare un nome troppo in fretta a ciò che si vive
Questo porta a:
identificarsi
costruire un ruolo
perdere contatto con la realtà
La svolta: smettere di resistere
Nel mio caso il cambiamento non è arrivato quando ho capito.
È arrivato quando ho fatto una cosa più semplice:
👉 ho smesso di resistere
Ho smesso di:
negare
evitare
combattere
E ho iniziato a:
osservare
ascoltare
comprendere
Dalla confusione alla struttura
Quello che prima era:
percezione non gestita
disagio
confusione
è diventato nel tempo:
capacità di lettura
comprensione delle dinamiche
strumento concreto
Ma non da solo.
Attraverso:
studio
esperienza
metodo
Il collegamento con il mio lavoro
Quello che oggi utilizzo:
nell’interpretazione dei sogni
nell’ipnosi
nei percorsi che propongo
nasce da lì.
Non da una teoria.
Ma da un periodo in cui:
percepivo più di quanto riuscissi a gestire
Oggi la differenza è una:
👉 quella percezione ha una direzione
Cosa significa davvero “chiamata” per me
Dopo tutto questo, la parola cambia significato.
Non è:
un titolo
un’identità
qualcosa da dimostrare
È semplicemente questo:
smettere di ignorare ciò che sei
e imparare a gestirlo nel modo giusto
Conclusione
La chiamata, se esiste, non è qualcosa di affascinante.
È un processo.
E spesso inizia così:
confusione
resistenza
tormento
La differenza non la fa ciò che vivi.
La fa cosa costruisci dopo.
Chiusura
Se stai vivendo una fase simile,
non serve darle subito un nome.
Serve capirla.
Se vuoi, possiamo lavorarci insieme in modo concreto.
Se questo articolo ti ha parlato
Se leggendo ti sei riconosciuto, se alcune parole ti hanno dato fastidio, ti hanno fatto riflettere o ti hanno messo davanti a domande che eviti da tempo, sappi che è normale.
È spesso da lì che inizia un vero lavoro su di sé.
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