Il mio approccio all'ipnosi: accompagnare, non guidare

Ogni persona vive l'ipnosi in modo diverso. Scopri un approccio basato sull'ascolto, sul rispetto delle convinzioni personali e sulla libertà di esplorare il proprio mondo interiore senza imposizioni o interpretazioni precostituite. Dopo aver parlato della storia dell'ipnosi, delle vite passate, dei falsi miti e delle resistenze che alcune persone possono incontrare, desidero concludere questa serie raccontandoti qualcosa di più personale. Non una tecnica. Non un protocollo. Non una formula. Ma il modo in cui vivo e conduco l'ipnosi. Perché ogni operatore utilizza strumenti differenti. Ma prima ancora degli strumenti esiste una visione dell'essere umano. Ed è proprio da lì che nasce il mio approccio.

IPNOSI

Namaste

6/12/20263 min read

Il contenuto del mio post

Non credo nell'ipnosi come imposizione

Quando molte persone pensano all'ipnosi immaginano qualcuno che prende il controllo della situazione.

Una voce autorevole.

Comandi precisi.

Ordini.

Tecniche rapide.

Induzioni shock.

Esistono approcci che utilizzano queste modalità e hanno il loro contesto applicativo.

Personalmente ho scelto una strada diversa.

Una strada che assomiglia molto di più ad un accompagnamento.

Perché non considero la persona che ho davanti come qualcuno da guidare.

La considero qualcuno da ascoltare.

L'inconscio conosce una strada che io non conosco

Ogni individuo possiede una storia unica.

Esperienze uniche.

Ferite uniche.

Risorse uniche.

Per questo motivo parto da un presupposto molto semplice:

il tuo inconscio conosce cose di te che io non posso conoscere.

Posso fare domande.

Posso osservare.

Posso accompagnare.

Ma non posso sapere in anticipo quale sarà il percorso corretto per te.

E forse è proprio questo che rende ogni esperienza autentica.

Preferisco aprire porte piuttosto che indicare stanze

Esiste una differenza sottile ma importante.

Alcuni approcci tendono a portare la persona verso una direzione specifica.

Io preferisco creare le condizioni affinché sia la persona a scoprire ciò che emerge.

Attraverso:

  • domande

  • immagini

  • metafore

  • racconti

  • aneddoti

  • simboli

Lascio spazio all'inconscio di fare ciò che sa fare meglio:

esprimersi nel proprio linguaggio.

La metafora del sentiero nel bosco

Immagina di entrare in un bosco.

Io non sono colui che ti trascina lungo un percorso già deciso.

Sono piuttosto qualcuno che cammina accanto a te.

Se trovi un sentiero lo osserviamo.

Se trovi un bivio lo esploriamo.

Se trovi qualcosa che richiama la tua attenzione ci fermiamo.

Perché il bosco è il tuo.

Non il mio.

Ed io non posso sapere cosa sia importante per te prima che sia tu a scoprirlo.

Nessuna interpretazione imposta

Una delle cose che considero più importanti riguarda il significato delle esperienze.

Durante una sessione possono emergere:

  • immagini

  • simboli

  • ricordi

  • emozioni

  • percezioni

Ma non spetta a me decidere cosa significhino.

Se una persona vede una porta, ciò che conta non è cosa rappresenta per me.

Conta cosa rappresenta per lei.

Se emerge un colore, un animale, un luogo o una figura, il significato autentico nasce dall'esperienza personale della persona che lo vive.

Per questo evito di sovrapporre la mia mappa alla sua.

Credere o non credere non cambia il valore dell'esperienza

Nel mio lavoro incontro persone con convinzioni molto diverse.

Alcuni hanno una visione spirituale.

Altri una visione psicologica.

Altri ancora sono semplicemente curiosi.

Non considero una visione migliore dell'altra.

Perché ciò che conta non è convincere qualcuno di qualcosa.

Conta che la persona trovi il significato che risuona con la propria esperienza.

Le metafore parlano una lingua speciale

Nel corso degli anni ho imparato ad apprezzare il valore delle metafore.

Perché l'inconscio spesso non ragiona come la mente razionale.

Non parla attraverso formule.

Parla attraverso immagini.

Attraverso simboli.

Attraverso racconti.

A volte una semplice storia può aprire una comprensione che cento spiegazioni non riescono a raggiungere.

Ecco perché utilizzo spesso metafore, racconti e aneddoti.

Non per dare risposte.

Ma per creare spazi nei quali possano emergere.

La libertà come parte del processo

Una cosa che ripeto spesso è questa:

la persona può sempre fermarsi.

Può rallentare.

Può osservare.

Può scegliere.

Perché l'ipnosi, per come la intendo, non è una perdita di libertà.

È uno spazio in cui la libertà può esprimersi con meno rumore e meno interferenze.

Ciò che conta davvero

Alla fine di una sessione non mi interessa impressionare qualcuno.

Non mi interessa che viva qualcosa di spettacolare.

Non mi interessa che confermi le mie idee.

Mi interessa che esca con una maggiore comprensione di sé.

Con una prospettiva nuova.

Con una risorsa in più.

Con un peso in meno.

Perché spesso il cambiamento non arriva da ciò che qualcuno ci dice.

Arriva da ciò che scopriamo dentro di noi quando finalmente troviamo il tempo e lo spazio per ascoltarci.

Una porta aperta

L'ipnosi non è una strada da percorrere per forza.

Non è una soluzione universale.

Non è una verità assoluta.

È uno strumento.

Un'opportunità.

Un'esperienza.

Per alcuni sarà semplicemente un momento di profondo rilassamento.

Per altri una scoperta.

Per altri ancora l'inizio di un percorso.

Qualunque sia il punto da cui parti, il viaggio resta sempre tuo.

Io posso soltanto camminarti accanto per un tratto di strada.

Se questo articolo ti ha parlato

Se leggendo ti sei riconosciuto, se alcune parole ti hanno dato fastidio, ti hanno fatto riflettere o ti hanno messo davanti a domande che eviti da tempo, sappi che è normale.
È spesso da lì che inizia un vero lavoro su di sé.

Se senti il bisogno di un confronto, di chiarire un dubbio o semplicemente di capire se un percorso può fare davvero al caso tuo, puoi contattarci senza impegno.

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